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Newsletter N. 1/2012

Cari amici,

vi avevo promesso la prima edizione della Newsletter per il primo di luglio ed eccoci al sette, una settimana in ritardo. Niente male per la prima edizione; ma come voi tutti senza dubbio avete potuto notare la terra ruota sempre più velocemente ed è quasi impossibile fare in 24 ore tutto quello che si dovrebbe fare in un giorno, soprattutto se hai otto figli con quattro gambe ciascuno (32 in totale) che devono essere nutriti, curati ecc.

Avevamo pensato di iniziare la Newsletter con i racconti di ciascuno di voi e di come ognuno ha iniziato a praticare yoga, ma ho ricevuto solo qualcosa da Emily, quindi di questo parlerò più avanti.

Preferirei iniziare parlando di qualcos’altro.

Un paio di giorni fa sono riuscita a guardare per intero il dvd “Yoga Woman”. Mi è costato un po’ di fatica, ma ce l’ho fatta. E ho imparato molto.

Nel dvd c’erano donne che mi sono piaciute davvero molto – alcune giovani, altre anziane, alcune che insegnano in Africa, in prigione e ai pazienti con il cancro. Donne coraggiose che vanno nel mondo impegnate a voler cambiare le cose, che camminano affaticate dal peso degli zaini sotto il sole cocente, che ballano con le donne africane robuste e allegre, che sono a tu per tu con omicide, che costruiscono scuole di yoga in mezzo al niente. Il mio turbante si leva di fronte a loro.

Poi ci sono anche i soggetti più comuni che curano molto il loro “look”. Facendo una specie di pubblicità per l’eterna giovinezza???, spiritualità???, magrezza???, Io-so-tutto-sull’ezza???

Capelli lunghi e sciolti (che sono sempre di mezzo), trecce (“look” americano-indiano o ‘sono-uno spirito-libero’??), con un lifting (questi abbondano), probabilmente ricostruzioni al seno (ne servirebbe una anche a me ma ormai è troppo tardi, a questo punto non sarebbe più credibile).

Devo dire la verità: questa pubblicità gratuita per qualche sogno nella testa di un sognatore, mi ha fatto sorridere. Lo confesso, sto invecchiando. Un tempo mi sarei irritata e avrei continuato a sbraitare. Adesso semplicemente mi emoziono e mi ricordo quanto ero sciocca, e tutt’ora lo sono – tra tutti gli animali l’uomo è l’unico che si perde a sognare ad occhi aperti e confonde la realtà con la fantasia, cercando di vivere la fantasia sull’orlo della realtà e al primo disastro ben piazzato si schianta in mille pezzi.

C’è un detto olandese che dice: il buon vino non ha bisogno di un’etichetta. Non so perché sia un detto olandese perché non producono vino in Olanda, ma non importa…

Quello che voglio dire è, e qui cito mia mamma, pace all’anima sua: ‘comportati normalmente, tanto sei già strano abbastanza’.

Siamo tutti strampalati in un modo o nell’altro. Accettiamolo e andiamo avanti con la vita.

Ah le mamme, le si apprezza solo quando è troppo tardi.

Lei frequentava un corso di yoga. Non so perché. Doveva essere quasi sulla sessantina. Una donna di mezz’età che fa yoga leggero su un tappetino di gomma, che dopo un po’ era pieno di capelli, polvere, animaletti morti. Non si lava, si tiene così e basta.

Lo adoravo e divenni presto la bambola (stranamente questo è stato il mio destino in gioventù) ero la bambola di Krishnamurti, poi di Iyengar poi di Vanda Scaravelli.

Sì, era yoga leggero, silenzioso, semplice, probabilmente non molto preciso (e di nuovo lo confesso, sto diventando vecchia e quindi non m’importa più molto della precisione).

Il mondo è cambiato. Tutti quelli che conosco sono stressati. I computer e la tecnologia sono stati fatti per facilitare e semplificare la vita. Beh, indovinate un po’? Non è così.

Un tempo comunicavamo con le lettere. Vediamo: perché una lettera arrivasse in Italia (parlo degli anni settanta – ottanta) ci volevano circa tre settimane. La lettera poi finiva su una pila di altre lettere a cui si rispondeva dopo una settimana o due. Per l’intero procedimento ci voleva circa un mese.

Non passa una settimana adesso in cui non mi arrivi una mail, e se non rispondo in giornata, ne ricevo un’altra che mi chiede se ho ricevuto o meno la prima e di rispondere il prima possibile.

Esasperante!

Diciamocelo. Lo yoga a questo punto dovrebbe essere una vacanza da tutta questa follia tecnologica. Non una vacanza ai Caraibi o alle Maldive o in qualche altra ‘playa’ esotica.

La vera vacanza è dentro.

La parola “vacanza” deriva da holy-day (giornata santa).

Se riusciamo ad entrare e a trovare la ‘playa’ che c’è dentro. Non è così semplice. Un’altra confessione. Mi perdo spesso tra le rocce – altro che bianche spiagge sabbiose. La mia ‘playa’ è piena di pietre.

Durante gli ultimi anni quei sassi sono stati particolarmente grandi, ma sono ancora a galla. Sto anche cercando di non scottarmi al sole.

Per i Cristiani la domenica è la giornata santa, per gli Ebrei il sabato, per i Mussulmani il venerdì.

Con lo yoga ogni giorno dovrebbe essere un giorno santo. Il sole sorge. La terra fa un altro giro sotto i nostri piedi. Un momento in cui gioire.

Do il benvenuto a tutti voi all’ICYA (International Centered Yoga Association) e vediamo come si svilupperanno sia questa associazione che la Newsletter.

La prossima volta voglio condividere con voi alcuni pensieri sui piedi, e il collegamento che essi hanno con gli occhi e col cervello. Di recente ho fatto alcune esperienze interessanti a questo proposito.

Fatemi pure avere le riflessioni o gli articoli che desiderate condividere e passate parola sul nostro progetto. Ci piacerebbe riuscire a creare un sito web sul quale pubblicare articoli e forum ma abbiamo bisogno di sottoscrizioni per finanziarlo.

Auguro a tutti una buona giornata

Dona Holleman


INIZIAMO A PRENDERE CONFIDENZA CON LA BALANCING BOARD

(ndt. TAVOLA PROPRIOCETTIVA)

E’ opinabile se l’equilibrio venga dai piedi o dalla testa. Nella tecnica Alexander l’equilibrio viene dalla posizione della testa sull’atlante.

Nella mia esperienza personale è il corpo che esce dal suo baricentro semplicemente dopo una slogatura alla caviglia. La prima volta mi è capitato quando avevo 10 anni ed ero un maschiaccio che saltava i fossi etc. E prima che riuscissi a rendermene conto ho passato i miei due mesi di vacanza sulle montagne di Java sulle stampelle.

Non essendo il tipo da tener conto di episodi irrilevanti come questo ho continuato la mia vita cadendo regolarmente sulle pietre e slogandomi di nuovo la caviglia.

Fino a quando, poco tempo fa, il collo e le spalle erano talmente rovinate da non riuscire più a dormire.

Era ora di andare a far visita allo ‘spacca-ossa’. Accidenti, quella sì che è stata un’esperienza, ma è riuscito a rimettermi in asse il corpo e a sistemarmi la caviglia e mi ha dato tutta una serie di esercizi per rafforzare i muscoli.

Visto che credo che quegli esercizi siano utili a tutti, anche a quelli che non hanno l’abitudine di slogarsi le caviglie, ve li scrivo qui di seguito.

Si può iniziare facendo ciascun esercizio per 30 secondi (non pensate sia roba da poco, 30 secondi sulla balancing board non sono per niente male) per arrivare poi a un minuto.

L’esercizio sulla balancing board obbliga il corpo a fare micro movimenti, che noi facciamo comunque durante la nostra routine quotidiana: per esempio il semplice fatto di stare in piedi senza cadere come una matrioska implica milioni di micro movimenti di tutto il corpo.

Quindi si inizia. Si vada ad acquistare una balancing board. Quella della Kettler che ho io costa circa Euro 10/15, la si appoggi sul tappetino da yoga (antiscivolo) vicino ad un muro a cui appoggiarsi nel caso si perda l’equilibrio.

Esercizio 1

Si appoggino entrambi i piedi paralleli sulla balancing board, ai bordi, così che questi si trovino circa alla stessa larghezza delle anche. Si spinga il piede destro verso il basso così che la balancing board tocchi il pavimento e poi il piede sinistro. Questo esercizio è simile al lavoro che si fa sulla macchina da step. Si cerchi di sentire quale piede è più veloce e spinge più forte la balancing board verso il pavimento. Se un piede spinge più dell’altro questo tende a far ruotare la balancing board sul tappetino. Si cerchi di equilibrare la forza su entrambi i piedi.

Esercizio 2

Si spingano ora i piedi verso il basso sulla parte anteriore della balancing board così che questa tocchi il pavimento. Si cerchi nuovamente di individuare il piede più forte. Se un piede è più forte dell’altro la balancing board ruoterà. Poi si spinga con i talloni così che la parte posteriore della balancing board tocchi il pavimento. Questo è l’esercizio per l’elasticità dell’articolazione superiore del piede (l’articolazione talo-cruralis). Ed è anche quell’articolazione che si sloga (e io sono una campionessa in questo) se non si guarda dove si mettono i piedi.

Esercizio 3

Si faccia un cerchio in senso orario: si spinga la punta dei piedi in basso così da far toccare la parte anteriore della balancing board sul pavimento, poi si faccia maggior pressione con il piede destro così da far toccare il pavimento al lato destro della balancing board, poi proseguire con il tallone così da far toccare il bordo posteriore e poi con il piede sinistro fino a che il bordo della balancing board tocchi il pavimento. Eseguire lo stesso esercizio in senso antiorario.

Esercizio 4

Nell’ultimo esercizio di questa Newsletter si stia con entrambi i piedi paralleli e ai bordi esterni della tavola. Guardando avanti dritto e restando in equilibrio si cerchi di mantenere la balancing board perfettamente immobile e in equilibrio. Qui più che altrove emerge subito ‘lo scansa fatiche’: la gamba o il piede più forte farà inclinare la balancing board verso la sua parte, quindi si deve lavorare sulla gamba o sul piede più debole in modo che questi si rafforzino.

In bocca al lupo e alla prossima!

Ne ho ancora moltissimi altri di esercizi da suggerirvi oltre a questi, per cui preparatevi e….alla prossima lettera!

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